Presentiamo in anteprima una nuova sezione dell'archivio online del Centro di documentazione Emilio Tornior curato dal Controsservatorio Valsusa.

I volti e le voci

La dimensione popolare del movimento notav emerge con evidenza dai volti, dalle voci e dai racconti dei militanti, l'adesione al movimento è quasi sempre in continuità con il vissuto precedente. Racconti che partono da lontano, storie diverse che si incontrano per costruire una nuova resistenza.

Gino, Mira, Remo e Titti

Il breve collage propone frammenti dei primi racconti raccolti nel 2020. Le voci di Gino, Mira, Remo e Titti intrecciandosi lasciano intuire quale sarà il filo conduttore che si ritroverà nei diversi racconti presentati di seguito.
Un operaio, un’infermiera, un veterinario e un’impiegata: per ognuno di essi l’approdo al movimento notav è stato un punto di arrivo e al tempo stesso una nuova opportunità di impegno.

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E’ facile cogliere un aspetto che si ritroverà quasi in tutti i racconti. La militanza non è solo costanza e fatica, è molto di più: è orgoglio di appartenere a una comunità che ha riscoperto il piacere di camminare insieme, è curiosità, è accoglienza, è piacere della convivialità, è consapevolezza che quel “sarà dura” gridato alle manifestazioni non è solo uno slogan ma è soprattutto un avvertimento che racchiude l'impegno di continuare la resistenza con la stessa determinazione mostrata nei decenni precedenti.

Celerina

Testimonianza raccolta il 26 maggio 2021 (prima parte) a Vaie nel cortile della Locanda del Priore e l’8 giugno 2021 (seconda parte) davanti al presidio notav di Vaie

 

Famiglia di origini contadine e operaie, il papà perde un braccio in un incidente di lavoro al cotonificio di Borgone, ma non si perde d’animo.
Inizia a lavorare ancora bambina...

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Nei suoi ricordi la fatica e il peso dei panni portati al lavatoio della Maisonetta, frazione di Sant’Antonino dove faceva il bucato per tutta la famiglia: papà, mamma, una sorella e due fratelli.
A 15 anni è operaia alla Magnadyne, poi andrà alla Fiat e alla Savara.
Si sposa a 19 anni con un operaio della Magnadyne e va ad abitare a Chiampano, una frazione di Borgone. Il marito muore a quarant’anni lasciandole un figlio piccolo da crescere.
In fabbrica non fa attività sindacale ma si iscrive alla FIOM, l’unico suo riferimento politico è Pertini.
Inizia a conoscere il movimento notav nel ‘96 in occasione della prima manifestazione pubblica a S.Ambrogio di cui sente parlare dal fratello, il battesimo notav arriverà poi nel 2005, al Seghino, il primo momento di scontro con la polizia. Sarà solo l’inizio.
Partecipa attivamente a innumerevoli trasferte militanti, da Roma alla Sicilia, da Vicenza al Parlamento europeo a Strasburgo. Infaticabile riesce a conciliare la cura dei nipotini con la cura dei presidi notav.
Nel suo racconto i ricordi di ua prima infanzia vissuta ancora ai tempi del fascio, ricordi di partigiani di Sant’Antonino, ricordi del primo voto concesso alle donne nel ‘46 si intrecciano con le emozioni della militanza notav.

 

Celerina è nata a Sant’Antonino di Susa nel '40, oggi vive a Sant’Antonino di Susa

Gino

Testimonianza raccolta il 3 febbraio 2020 a San Didero

 

Arriva in Val di Susa nel 2000 e non tarda a diventare una presenza costante nel movimento notav. Nonni contadini e papà operaio, inizia a lavorare come materassaio

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Viene ammesso alla scuola allievi Fiat, si fa presto notare per le sue capacità, lavora alla Fiat Avio e alla Fiat Grandi Motori.
Si diploma all’Istituto tecnico seguendo i corsi serali, fa attività sindacale e finisce al reparto confino.
La CISL a cui fa riferimento è quella poco omologata, quella più combattiva negli anni ‘70.
Va a lavorare alla SILMA e si occupa di formazione professionale all’Enaip.
Partecipa alla prima manifestazione notav del ‘96 a S.Ambrogio e da allora non si risparmia: a San Didero, alla Maddalena e ovunque ci sia bisogno.
Arrivano denunce e fogli di via ma la determinazione non cala.
Insieme ad altri anziani uniti dalla stessa passione e dal piacere della convivialità partecipa ad azioni dimostrative nella zona militarizzata di Chiomonte in cui il sapore goliardico è più apparente che reale e ciò che prevale è la soddisfazione di mettere in difficoltà le “truppe di occupazione” che difendono il cantiere che non c’è.

 

Gino è nato a Rivoli nel '37, oggi vive a San Didero

Mira

Testimonianza raccolta il 18/02/2020 a Condove

 

Mi chiamo Mira: il mio nome vero è Palmira, ma non mi piaceva allora, perché era troppo lungo e troppo “impegnativo”. Allora ne abbiamo tagliato un pezzo, sono diventata Mira e tutti mi conoscono come Mira...

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Inizia così il suo racconto Mira ed è difficile non venire immediatamente catturati dalla sua simpatia. Ci tiene subito a ricordare la prima volta che ha conosciuto il movimento notav nel ‘96: “Mi ricordo che ho litigato con mio marito... ” ma la voglia di capire è stato più forte e la passione ha fatto il resto.
Credente e innamorata del Vangelo, da giovane ha fatto volontariato in Africa come infermiera, poi come assistente sanitaria ha lavorato nelle scuole.
Dell’esperienza con il CISV in Burundi conserva ricordi speciali, il suo carattere ribelle e il suo amore per la giustizia hanno già allora creato attriti con le gerarchie.
Prima di andare in Africa si era fatta le ossa nelle periferie torinesi e la sua militanza nel movimento notav è segnata dalle esperienze precedenti in cui aveva imparato ad accettare le diversità.
Sempre pronta al dialogo e al confronto, e sempre guidata dal Vangelo, non esita a riconoscere che si trova più a suo agio con gli anarchici che tra i fedeli della parrocchia: soffre il non schierarsi delle gerarchie della chiesa con i più deboli, anche sulle questioni che riguardano il tav.
Quando percepisce il rischio di rinchiudersi in sé stessa si lancia con rinnovato entusiasmo nelle iniziative delle “fumne” notav e il sorriso che illumina il suo volto è irresistibile.

 

Mira è nata a Moncalieri nel '38, oggi vive a Condove

Franco

Testimonianza raccolta il 26 maggio 2021 in località Mulini, ai bordi del cantiere TAV

 

Franco ha voluto registrare il suo racconto ai Mulini dove è nato uno dei tanti presidi notav, presidio di resistenza e di lotta lambito da un cantiere che si allarga.

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Franco parte dai Mulini per un viaggio a ritroso, un viaggio che lo riporterà ai Mulini e al suo imegno quotidiano.
Ha fatto il cameriere, l'operaio, ha lavorato poi nella grande distribuzione ed ora è in pensione. Non nasconde l’orgoglio per i tre figli, due già all’università, e per il loro impegno con i giovani notav.
Spiega la longevità del movimento notav risalendo alle lotte operaie che hanno sempre caratterizzato la Val di Susa, ma si spinge più in là ricordando le brigate partigiane. Esperienze che hanno lasciato segni profondi in valle.
Militante sindacale e militante del PCI: quello “serio” di una volta chi tiene a precisare, senza nascondersi le ombre.
Ha conosciuto il movimento nel 2005 e da allora non si è mai risparmiato. Riconosce il valore di tutte le iniziative di lotta del movimento ma attribuisce alla presenza fisica, all’esporsi in prima persona, il merito della longevità di un movimento che non molla. Racconta fatti e aneddoti da cui emerge quale sia la posta in palio.
La fiducia nei politici è, in generale, nulla; la fiducia nei legami tra i movimenti di lotta traspare con evidenza.
Non solo TAV in questi anni in Val di Susa, anche sostegno ai migranti che cercano un futuro oltre confine.
Un riferimento alla sconfitta di Allende viene rovesciato in un invito ad essere ottimisti

 

Franco è nato a Susa nel '55, oggi vive a Giaglione

Titti

Testimonianza raccolta il 17/02/2020 a Bruzolo

 

Arriva in valle nel 2000. Sulle prime è piuttosto indifferente rispetto alla lotta notav ma dal 2003 si sente sempre più coinvolta.

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Fin dai tempi della scuola manifesta interesse per l’impegno politico ed è attiva in un coordinamento di studenti.
Alle sue spalle ha alcune esperienze nel volontariato, oggi è rappresentante sindacale dell’USB: impiegata amministrativa in una clinica privata di Torino non nasconde la sua militanza notav e non riesce ad accettare l’indifferenza e l’ostilità dei colleghi vittime di pregiudizi e disinformazione.
Attiva nel comitato notav di Bruzolo partecipa a tutte le manifestazioni.
Nel corso di un presidio di protesta allo svincolo autostradale del Vernetto viene inseguita e picchiata dai poliziotti: caduta a terra le viene spezzata una caviglia e ancora oggi è incredula al ricordo degli altri poliziotti che in quell’occasione rimangono indifferenti alle sue richieste di aiuto.
Già anni prima, a Venaus, era rimasta colpita nel vedere le prime violenze della polizia.
Il giudizio sugli organi di stampa in relazione alla lotta notav è drastico, la diffidenza nei confronti dei politici e dei partiti è massima.
La sua adesione alle ragioni notav è decisamente “politica” e rimprovera agli amministratori locali di non aver saputo cogliere le potenzialità della lotta notav per attuare politiche innovative, in particolare rispetto all’ambiente

 

Titti è nata a Ariano Irpino nel '58, oggi vive a Bruzolo

Remo

Testimonianza raccolta l'11 febbraio 2020 a Drubiaglio di Avigliana

 

L’ironia di Remo è proverbiale e nel suo racconto non si risparmia certo. Con pacatezza espone lucidamente la sua visione della resistenza notav e non mancano aneddoti vivaci...

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Nato a Vaie ha vissuto da bambino l’emigrazione in Argentina: non un’emigrazione da disperati (il padre era impresario edile) ma che doveva comunque scontrarsi con la stupidità e l’intolleranza degli altri ragazzi verso uno straniero che chiamavano Tano, che sta per Napoletano.
Rientrato in Italia è stato un pessimo liceale ma ha poi messo la testa a posto laureandosi a pieni voti in Veterinaria e occupandosi poi di profilassi delle malattie infettive.
E’ stato prima assessore e poi sindaco di Avigliana.
Nel suo racconto si scaglia contro le politiche razziste e mostra esempi virtuosi di accoglienza di migranti.
Il suo battesimo notav è datato 1996 e ha mantenuto negli anni un “approccio logico” che si fonda in un’informazione rigorosa.
Non risparmia frecciate velenose a chi cambia bandiera per fare carriera politica, si entusiasma al ricordo di momenti di lotta notav più significativi e si commuove quasi nell’evocare momenti di grande condivisione vissuti ai presidi notav in cui il piacere di stare insieme anche tra persone con diverso orientamento politico è l’esatto opposto dell’indifferenza.
Elogia senza riserve la democrazia diretta e sulla violenza non ha dubbi: la prima violenza è la menzogna.

 

Remo è nato a Vaie nel '44 e oggi vive a Drubiaglio di Avigliana

Marisa

Testimonianza raccolta il 5 maggio 2021 a Chiomonte

 

Chiomonte è diventato il simbolo della resistenza notav e Marisa ha tutte le carte in regola per raccontare una storia che si intreccia con quella della sua militanza lunga una vita.

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Di origini contadine inizia a lavorare lontano da casa.
Racconta del padre partigiano e socialista, e di quanto fosse dura la vita per chi era poco propenso al compromesso.
Spirito ribelle fin da bambina ha conservato negli anni la stessa verve e ne va orgogliosa.
Acquisisce precocemente consapevolezza dei propri diritti e comincia presto a occuparsi dei diritti degli operai delle fabbriche della valle.
Milita nel PCI I ma il suo è un rapporto conflittuale e si concluderà con la sua espulsione che le consentirà peraltro di proseguire il suo impegno politico senza dover giustificare le sue scelte ai funzionari del partito.
Racconta dell’impegno nel sostegno alle lotte operaie dell’Assa, della Magnadyne, della Fiat di Avigliana, della Moncenisio. Ricorda le difficoltà e le contraddizioni dei momenti in cui è stata costruita l’autostrada.
Racconta anche dell’avvicinamento di alcuni valsusini alla lotta armata degli anni ‘70 e ci tiene a mettere in chiaro la differenza tra condivisione delle scelte politiche e capacità di mantenere legami personali, amicizia e vicinanza anche nei momenti difficili.
Il suo orientamento politico non le impedisce di collaborare con il gruppo cattolico di Dialogo in Valle.
Marisa ci tiene a sottolineare come questo lungo impegno politico, comune a tanti suoi compagni, abbia creato un forte senso di comunità che ha favorito la partecipazione quando si è affacciato il problema TAV, ricorda i primi momenti di partecipazione popolare scarsa e il ruolo dei tecnici, ricorda lo stupore provato quando nel 2005 c’è stato il salto di qualità nella partecipazione.
E poi la Maddalena e i legami che si sono creati con i tanti giovani venuti in valle per sostenere la lotta notav.
Quello di Marisa è un racconto che ripercorre le tante tappe di questi decenni ma non è solo una successione di fatti e di date: è passione, è analisi politica, è militanza senza se e senza ma.

 

Marisa è nata Chiomonte, ha sempre vissuto a Chiomonte

Italo

Testimonianza raccolta il 31/08/2020 a Sant'Antonino di Susa

 

Il volto di Italo è di quelli che non si dimenticano facilmente. Molti ricordano un’immagine che lo ritrae al Seghino mentre, con la mano alzata, sembra indicare ai poliziotti la strada da prendere per togliere il disturbo.

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Ha sempre vissuto in valle, nel citare i nomi delle borgate di Sant’Antonino e di Villar Focchiardo in cui ha passato i primi anni non nasconde l’orgoglio valsusino.
Ha lavorato come operaio alla Maggiora e poi all’ospedale psichiatrico di Collegno, è stato attivista della CISL (quella di Donat Cattin, tiene a precisare) e attivo nelle Acli.
E’ un notav della prima ora ma si era fatto le ossa nelle lotte operaie.
Collabora con il giornale Dialogo in Valle e si riconosce nel gruppo Cattolici per la vita della Valle con i quali partecipa a tutte le manifestazioni notav. Anche alla marcia Perugia Assisi partecipa con il suo gruppo e le bandiere notav.
La “battaglia del Seghino” è anche per lui il momento in cui misura la distanza tra i cittadini e le istituzioni ma non rinuncia a cercare sempre il dialogo anche con le forze di polizia nei momenti di tensione.
Ricorda quando, a Venaus, gli insegnamenti di Achille Croce sulla resistenza passiva non gli avevano risparmiato le botte della polizia.
E’ convinto che alla fine la forza della ragione prevarrà e si augura che la salute gli consenta di continuare l’impegno notav

 

Italo è nato in borgata Vignassa di Sant'Antonino di Susa nel '37, oggi vive a Sant'Antonino di Susa

Maria

Testimonianza raccolta il 17 agosto 2020 a Thures

 

L’aria tersa della montagna, il rumore di fondo del torrente, una commemorazione partigiana hanno offerto lo spunto per il racconto di Maria

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L’amore per la montagna ha portato Maria a uscire dalla città e trasferirsi in Val di Susa.
Il papà era operaio, la mamma ha vissuto l’emigrazione nel sud della Francia.
Gli zii erano andati a combattere i fascisti con i maquis francesi e i suo legami con la Resistenza sono forti ancora oggi.
I rifugi Alpini sono sempre stati la sua passione e per lungo tempo anche il suo lavoro.
Anche Maria si avvicina al movimento notav nel 2005 e, tiene a precisarlo, vi si è buttata “a capofitto” ed ha scoperto una comunità vera.
Si definisce una sognatrice, ricorda le iniziative di carattere culturale che nel movimento hanno sempre accompagnato i momenti di lotta, la Maddalena è un ricordo ancora vivo.
Essere militanti notav in alta valle non è facile, il contesto è in genere poco propenso a comprendere e partecipare. In alta valle il movimento notav si è particolarmente attivato per sostenere i migranti che cercano un futuro oltre confine, Maria fa la sua parte.
Guardando al domani si riaffaccia la sognatrice: la sua speranza è che per quella montagna che ama così tanto vi sia un futuro di cura e la devastazione dei cantieri diventi un ricordo

 

Maria è nata a Torino e oggi vive a Cesana Torinese

Ezio

Testimonianza raccolta il 9 marzo 2020 a Bussoleno

 

La pacatezza di Ezio non ha eguali. Ha lavorato in ferrovia per quasi tutta la sua vita lavorativa, oggi è in pensione e ricorda quando Bussoleno era un importante polo ferroviario.

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Erano i tempi in cui si faceva manutenzione ai treni… c’erano più di 400 macchinisti e gli occupati erano circa 1000 persone.
Ezio si è avvicinato al movimento nel 2005: quando ci sono state le prime carche della polizia stava finendo il suo turno come macchinista e rientrando a Bussoleno da Modane insieme a molti altri si è messo di traverso alla polizia che aveva distribuito le botte a Venaus.
E “il modo violento con cui lo stato imponeva l’alta velocità in Val di Susa” è stata la molla che lo ha fatto diventare una presenza costante nel movimento e in tutte le manifestazioni.
Anche basandosi sulla sua esperienza di ferroviere parla dell’inutilità del nuovo treno ma non dimentica le altre ragioni che giustificano la sua militanza.
Ricorda le nottate passate alla Maddalena prima dello sgombero del 2011 e il gas dei lacrimogeni respirato il 3 luglio.
Ritiene importante il ruolo dei sindaci ma marca le differenza tra oggi e ieri.
Non si è mai nascosto le ambiguità presenti nell’arcipelago 5 Stelle e la delusione subita da chi ci aveva creduto per lui non è stata una sorpresa.
Guarda al futuro con un sano realismo e conclude con un riferimento alla Costituzione che in Val di Susa pare lettera morta...

 

Ezio è nato a Susa nel '55 e oggi vive a Bussoleno

Saveria

Testimonianza raccolta il 24 agosto 2020 a Chiusa S.Michele

 

Mette subito le cose in chiaro Saveria: “Sono una terrorista notav”. Ma è difficile crederle. A meno di non seguire il suo racconto che inizia paragonando il TAV a un virus...

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Nata a Torino vive in Val di Susa da più di trent’anni.
Conosce le montagne della valle quasi come il suo orto.
Ha fatto l’operaia alla Magnadyne che costruiva apparecchio radio e poi televisori e poi è finita come tante altre fabbriche nel vuoto.
Ha fatto attività sindacale in fabbrica e a Chiusa S.Michele, dove vive, è stata in consiglio comunale ed è stata assessora alla cultura e all’ambiente.
Dopo il disastro di Cernobyl ha risposto con slancio alla domanda di aiuto ospitando bambini nella sua casa.
E’ una notav della prima ora ed è sempre stata presente a tutte le iniziative. Ci tiene a chiarire che il fatto la sua casa si trova vicina alla ferrovia e la sua casa ha rischiato di essere abbattuto per far posto al tav è solo l’ultima delle ragioni della sua militanza: al primo posto l’ambiente, la salute e l’inutilità di un’opera spaccia per necessaria e urgente.
Nei presidi notav è stata una presenza costante, ha partecipato a decine di trasferte “militanti” in Italia, in Francia e a Strasburgo.
Guarda ai cambiamenti climatici con grande preoccupazione perché tocca con mano i danni che hanno già prodotto nella crescita delle piante, nella vita delle farfalle, nel ritiro dei ghiacciai, nell’innalzamento delle acque del mare...

 

Saveria è nata a Torino nel ‘43, oggi vive a Chiusa S.Michele

Laura

Testimonianza raccolta il 24 agosto 2020 a Sant'Antonino di Susa

 

Quando il direttore della Magnadyne le aveva proposto di diventare la sua segretaria Laura aveva risposto "no, grazie, vado a fare la maestra". E ha fatto la maestra per tutta la vita

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Figlia di una maestra e di un muratore alla Magnadine aveva in realtà lavorato solo pochi mesi. Faceva parte dell'azione cattolica, era iscritta alla CIST e alle ACLI.
E soprattutto attiva nella redazione di "Dialogo in Valle", giornale fondato da Don Viglongo che per le sue posizioni era poco amato dalle gerarchie cattoliche.
Il punto di riferimento ideale era la nonviolenza, lo spazio al pensiero critico era la regola e la controinformazione era l'impegno costante.
L'opposizione alla costruzione dell'autostrada e poi quello al TAV, la prima manifestazione nel '96 e la soddisfazione nel vedere che si stava consolidando un forte senso di comunità assente negli anni precedenti.
La vita nei presidi, quello di Borgone in primis, l'esperianza in una lista civica sulla soglia degli ottant'anni, le diffidenze iniziali nei confronti dei giovani dei centri sociali di cui riconosce l'impegno e la buona fede.
E poi la difficoltà ad accettare che le signore di Sant'Antonino, immigrate anni prima dal sud dell'Italia, mostrino disprezzo nei confronti dei migranti di oggi. Lei, che era stata la maestra di quelle immigrate, si rammarica che dei suoi insegnamenti non sia rimasto molto...
Oggi non riesce più a partecipare come un tempo a molte inziative notav: "lacrimogeni ne ho respirati fin troppi..."

 

Laura è nata a Mattie nel '35, oggi vive a Sant'Antonino di Susa

le canzoni notav

registrazione dell'11 novembre 2018 al presidio di Vaie

 

Non potevano mancare infine le canzoni notav cantate in coro. Questa playlist non scalerà forse le vette della hit parade ma è il frutto di una grande passione

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La playlist contiene alcune delle canzoni cantate spesso nei cortei e in varie altre occasioni.
- Sarà dura
- Lunedì del valsusino
- Se chanto
- La trivella
- Valsusa
- Il cantiere sfigato
- Ribelli di Valsusa

La raccolta di testimonianze presentata in questa pagina è destinata ad arricchirsi. Siamo solo all'inizio....